Una storia di Natale

Era un inverno freddo, di quelli con un vento tagliente che faceva ondeggiare con forza gli alberi del cortile.
Matilde e Federico impilavano cubotti di legno sul tappeto vicino al camino. Infagottati nei loro pigiamini di pile, stavano costruendo una slitta per gli aiutanti di Babbo Natale. La costruzione procedeva sgangherata ma l’impegno nei loro occhi era così intenso da garantire che prima o poi il risultato sarebbe stato eccezionale.

A un tratto – BAM! - un rumore sordo proveniente da fuori, interruppe la loro impresa.

Cosa poteva essere accaduto? I bambini, mossi da curiosità si precipitarono alle finestre. 
Nasi schiacciati contro il vetro, iniziarono a respirare con forza per capirne di più.
“Bambini, non muovetevi. Ora esco a controllare!” disse mamma Luisa.
Prese un maglione pesante, se lo infilò e uscì al freddo. 
Sul vialetto non c’era alcuna traccia. Guardò verso l’alto e tutto sembrava come sempre. 
Fece il giro della casa e si accorse che proprio sotto il davanzale esterno del salotto c’era uno scatolone. Chiuso con lo scotch di carta, riportava una scritta: “Pensieri dal passato”.

Mamma Luisa prese il pacco con sospetto e lo portò in casa. Una volta entrata lo mise sul tavolo dove i bambini, già seduti, la osservavano curiosi.
“Mamma, mamma, cos’è? Sono già arrivati i regali di Natale?” chiese Federico
“Ma se abbiamo appena scritto la letterina! Com’è possibile?” replicò Matilde.
“Non so proprio, non ci resta che aprirlo” concluse Luisa.
Rimosse con cura lo scotch di carta, prestando attenzione a non rovinare la scritta. Provò una sensazione familiare nel compiere quel gesto, nel toccare quei materiali, nel vedere quella scrittura. Se la ricordava meno traballante, ma forse il tempo aveva dato una piccola scossa a quella mano.

Aperta la scatola, rimase di stucco e sorrise. Non era cambiato niente.

“Venite, questo pacco è per voi!”
“Te l’avevo detto Mati che i regali sono già arrivati” disse Federico mentre Matilde sbuffando si arrampicò sulla sedia in fianco a Luisa. Matilde non sopportava di sbagliare.
C’erano 3 scatole bianche, ognuna con un’etichetta. “io, io, leggo io!” si offrì Federico, forte del suo primo anno alla scuola elementare.
“Allora questa dice: GI-O-I-A , GIOIA!
Questa invece dice AF-F-E-TT-, AFFETTO!
Qui c’è scritto, oh questa è difficile…GR-A-T-…GRATTAEVINCI?
“Leggi bene”, lo spronò Luisa
“allora è GR-A-T-I-TU-DI-N-E. GRATITUDINE? Ma cosa vuol dire?” chiese Federico con sguardo interrogativo. Anche Matilde non sapeva rispondere, e insieme guardarono Luisa.
“Gratitudine è quando si ringrazia qualcuno per qualcosa. Per esempio, quando la mamma vi racconta una storia…”
“Noi la ascoltiamo!” replicò con entusiasmo Federico
“No, Fede, quando la mamma legge una storia noi la RINGRAZIAMO” lo corresse Matilde sorridendo.

Luisa sarebbe stata ore ad ascoltare i battibecchi di quei due ma era curiosa di sapere cosa contenessero le scatole.

“Dai Mati, apri la prima!”
“Va bene, apro GIOIA” disse la bambina.
Sollevato il coperchio, all’interno della scatola comparve una cornice con una foto in bianco e nero. Una signora dai capelli raccolti e il rossetto sulle labbra, abbracciava con sguardo sognante un signore sorridente.
“Ma questa è la nonna!” Urlò Matilde. 
Luisa dentro di sé si commosse. Aveva visto quella foto mille volte e conosceva a memoria la sua storia. 
“Ma mamma, non capisco..” sbuffò Federico. 
“Vedete bambini, questa foto è una foto speciale. È il giorno in cui la nonna ha scoperto che avrebbe avuto una bambina, e cioè il giorno in cui ha saputo che sarei arrivata io”.
“Ecco perché lei e questo signore sono felici!” disse Matilde con convinzione. 
“Quel signore è il nonno, Matilde..voi non l’avete conosciuto ma sono sicura vi sareste divertiti molto in sua compagnia!”.
“Adesso ho capito!” tuonò Federico dandosi un colpetto sulla fronte. “È una caccia al tesoro! Questi sono indizi e se li risolviamo, scopriamo qualcosa!” 
Cosi dicendo, afferrò la scatola dell’affetto e la scartò.
Al suo interno c’era un piccolo orsetto di pezza con le orecchie lunghe e un vestitino da marinaio un po’ sgualcito. “Un orsetto?” chiese accigliata Matilde “Sì, è l’orsetto che ha accompagnato i sogni dello zio mentre era piccolo. Era il suo gioco preferito che portava ovunque. È diventato il suo migliore amico perché con lui al suo fianco si sentiva sicuro…”
“Va bene” disse Federico pensieroso, “i nonni felici, il migliore amico dello zio, manca solo una scatola...tocca a te, mamma!”
Luisa aprì la scatola della gratitudine e ci trovò un disegno. L’avevano fatto Mati e Fede lo scorso anno, era tutta la famiglia riunita in salotto il giorno di Natale: c’erano i bimbi, mamma Luisa, papà Carlo, gli zii, i cugini e nonna Pia. Erano disegni bislacchi ma che racchiudevano alla perfezione la loro famiglia, un dono per cui essere davvero grati ogni giorno.

In quel momento con passo felpato e un po’ incerto, nonna Pia fece capolino dalla porta della cucina e sorrise a Luisa. Ai bambini bastò un secondo per capire tutto. Era stata la nonna a organizzare quella caccia al tesoro, era il suo regalo in anticipo per questo Natale.

Un regalo prezioso, fatto di ricordi, storie da raccontare e parole importanti. 

Le corsero incontro e l’abbracciarono forte mentre Luisa tratteneva a stento le lacrime dalla commozione.
Con Nonna Pia al loro fianco, instancabile paladina delle tradizioni, sarebbe stato davvero un Natale di gioia, affetto e gratitudine. 

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