CSR COME FATTORE DI COMPETITIVITÀ

 

Le imprese responsabili suscitano curiosità.

Una delle domande che a volte vengono rivolte a chi le guida è: “ma dal punto di vista economico, come fa a stare in piedi?”. Oltre ad aver fatto questo ragionamento per capire come Tilla Baby Box poteva prendere forma e come creare valore per le imprese attraverso il Progetto Corporate, ho dovuto rispondere a questioni simili in almeno tre occasioni diverse davanti a facce perplesse. L’idea che la responsabilità sociale sia in qualche modo d’intralcio alla prosperità economica è datata ma, purtroppo, non ancora del tutto superata.

Se, fino al secolo scorso, gli amministratori d’impresa erano ritenuti responsabili limitatamente alla generazione di profitti e perdite, e il benessere complessivo di una società veniva valutato dal Pil, ora l’approccio si è evoluto. La Commissione Europea, che si impegna a riconoscere gli sforzi delle imprese nel campo CSR (o RSI), sottolinea che “Un approccio strategico nei confronti del tema della responsabilità sociale delle imprese è sempre più importante per la loro competitività. Esso può portare benefici in termini di gestione del rischio, riduzione dei costi, accesso al capitale, relazioni con i clienti, gestione delle risorse umane e capacità di innovazione” (1).

Una gestione responsabile, quindi, è certamente da preferire dal punto di vista morale, ma non solo: le imprese in grado di integrare gli obiettivi di prosperità economica con quelli di protezione ambientale e responsabilità sociale sono di fatto più competitive (2).

 

PERSONE, AMBIENTE, PROFITTO

Una gestione responsabile non richiede, quindi, di occuparsi dell’ambiente e della società a scapito del profitto, ma di tenere in considerazione tutti questi elementi (People, Planet and Profit) in egual misura per tendere al successo duraturo e perseguire un reale sviluppo sostenibile (3). Così facendo si soddisfano i bisogni e gli interessi delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità delle generazioni future di fare altrettanto (4).  

Questo approccio viene richiesto in maniera sempre più pressante dagli interlocutori con i quali le imprese condividono obiettivi e risultati. Lavoratori, investitori e consumatori non accettano più una definizione della performance (individuale e complessiva) basata unicamente sulle variabili economiche, perché queste da sole non sono in grado di descrivere la realtà. È invece il quadro più ampio della sostenibilità, in cui convivono con pari dignità la dimensione economica, quella ambientale e quella sociale a offrire una più adeguata restituzione dello stato di salute di un’impresa, di un singolo Paese e della società intera. Ma se gli indicatori economici sono facilmente quantificabili, come è possibile misurare la sostenibilità?

 

GLI OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE

In Italia, CNEL e Istat hanno ideato il BES (Benessere Equo e Sostenibile): un indice che ha l’obiettivo di integrare le informazioni fornite dagli indicatori sulle attività economiche con le fondamentali dimensioni del benessere, in una valutazione globale del progresso della società dal punto di vista economico, ambientale e sociale. L’attenzione all’andamento di tutti questi parametri dovrebbe migliorare la nostra capacità di perseguire un benessere (ambientale, sociale, economico) costante e preferibilmente crescente, tale da garantire ai nostri figli una qualità di vita non inferiore a quella attuale.

Le 12 dimensioni fondamentali del BES spaziano dalla conciliazione lavoro/tempi di vita all’ambiente, e contribuiscono su scala nazionale a monitorare i progressi verso i 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs) individuati nell’Agenda 2030 dell’ONU come piano di azione globale per sradicare la povertà, proteggere il pianeta e garantire la prosperità diffusa.

La strada dello sviluppo sostenibile, dunque, propone di considerare in maniera integrata l’ambito economico, ambientale e sociale. Una sfida da cogliere “non solo perché è giusto e le persone lo richiedono, ma perché è vantaggioso” (5): le imprese che saranno in grado di farlo, infatti, potranno attingere a una serie di fonti di generazione di valore di cui finora non è stato pienamente compreso il potenziale. Un approccio responsabile nei confronti dell’ambiente, la centralità delle persone nell’organizzazione del lavoro, l’attenzione e la partecipazione al benessere generale della società non sono solo spunti per una retta condotta morale, ma scelte strategiche fondamentali per costruire valore nel tempo.

 

 

(1) Strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-14 in materia di responsabilità sociale delle imprese, Commissione Europea 2011
(2) "Companies with their eye on their 'triple-bottom-line' outperform their less fastidious peers on the stock market" (The Economist)
(3) “Triple bottom line”, quadro contabile compost da tre parti: sociale, ambientale (ecologica) e finanziaria (persone, pianeta, profitto)
(4) A Sustainable Europe by 2030, Commissione Europea 2019
(5) "Corporate social responsibility is a hard-edged business decision. Not because it is a nice thing to do or because people are forcing us to do it... because it is good for our business" Niall Fitzerald, Former CEO, Unilever

 

Photo by Joshua Ness on Unsplash

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